SIM SWAPPING: Sfruttamento in crescita nel 2026 ed il caso Polacco

2/07/2026
SIM SWAPPING: Sfruttamento in crescita nel 2026 ed il caso Polacco

Il 25 giugno 2026 le autorità polacche hanno annunciato l’arresto di quattro persone ritenute appartenenti a un’organizzazione criminale internazionale specializzata in attacchi informatici, furto di criptovalute e riciclaggio di denaro.

L’operazione, coordinata dal Centralne Biuro Zwalczania Cyberprzestępczości (CBZC) con il supporto del Federal Bureau of Investigation (FBI) e dell’Homeland Security Investigations (HSI), rappresenta uno dei più importanti interventi degli ultimi mesi contro gruppi criminali che utilizzano la tecnica del SIM Swapping come strumento per compromettere identità digitali e sottrarre beni digitali.

Secondo quanto reso noto dagli investigatori, gli indagati avrebbero compromesso sistemi informatici e caselle di posta elettronica di soggetti collegati agli operatori di telecomunicazioni per ottenere le informazioni necessarie a trasferire illecitamente i numeri telefonici delle vittime verso SIM sotto il loro controllo.
Una volta acquisito il numero, il gruppo avrebbe intercettato i codici di autenticazione inviati tramite SMS, assunto il controllo di account presso piattaforme di scambio di criptovalute e successivamente riciclato gli asset digitali attraverso una rete di conti bancari, piattaforme di pagamento e wallet multivaluta.
Le autorità polacche stimano che il valore complessivo dei fondi riciclati superi diverse decine di milioni di złoty.
L’indagine è ancora in corso e, per ragioni investigative, non sono stati resi noti gli obiettivi specifici degli attacchi né il numero delle vittime coinvolte.

Fonte: CBZC – Członkowie grupy przestępczej w rękach CBZC – wsparcie agentów FBI oraz HSI (25 giugno 2026).
https://cbzc.policja.gov.pl/bzc/aktualnosci/975,Czlonkowie-grupy-przestepczej-w-rekach-CBZC-wsparcie-agentow-FBI-oraz-HSI.html

Ciò che rende particolarmente interessante questo procedimento non è soltanto il numero degli arresti, ma soprattutto la modalità operativa ricostruita dagli investigatori.
Il gruppo non avrebbe ottenuto il controllo dei numeri telefonici limitandosi a convincere un operatore di call center a emettere una nuova SIM, come avveniva nei casi più noti di alcuni anni fa.

Secondo il comunicato del CBZC, gli indagati avrebbero prima compromesso sistemi informatici appartenenti a società che collaboravano con operatori di telecomunicazioni e successivamente ottenuto accesso alle caselle di posta elettronica di alcuni dipendenti mediante tecniche di social engineering e software specializzati.

Le informazioni così raccolte sarebbero poi state utilizzate per eseguire gli attacchi di SIM Swapping.

Sebbene il SIM Swapping sia noto agli specialisti della sicurezza informatica da oltre un decennio, negli ultimi anni il fenomeno è tornato al centro dell’attenzione delle autorità di contrasto internazionali.
Se da un lato gli episodi ricevono spesso una limitata copertura mediatica, dall’altro i dati raccolti dagli organismi istituzionali mostrano che questa tecnica continua a rappresentare una minaccia concreta, soprattutto nei confronti di utenti che gestiscono patrimoni digitali, criptovalute o account ad elevato valore.

L’Internet Crime Complaint Center (IC3) dell’FBI evidenzia una crescita significativa del fenomeno rispetto agli anni precedenti. Tra il 2018 e il 2020 l’agenzia aveva ricevuto complessivamente 320 denunce riconducibili ad attacchi di SIM Swapping, per perdite economiche stimate in circa 12 milioni di dollari.
Nel solo 2021 le denunce sono salite a 1.611, con perdite superiori a 68 milioni di dollari, mentre nel 2022 l’IC3 ha registrato 2.026 segnalazioni e danni economici superiori a 72 milioni di dollari.
Pur variando nel tempo il numero delle denunce, l’FBI continua a pubblicare avvisi specifici sul fenomeno, sottolineando come il SIM Swapping rappresenti ancora oggi una delle tecniche più efficaci per compromettere account protetti mediante autenticazione a più fattori basata su SMS. Fonti: FBI Internet Crime Complaint Center (IC3), Public Service Announcement – SIM Swapping (2022); FBI Las Vegas Field Office, Federal Fact Friday – SIM Card Swapping.

L’operazione coordinata tra CBZC, FBI e HSI evidenzia anche un cambiamento qualitativo degli attacchi.
Il SIM Swapping non costituisce soltanto la frode in sé, ma una delle fasi finali di campagne molto più articolate, nelle quali vengono combinati compromissione di sistemi informatici, furto di credenziali, social engineering, accesso abusivo a caselle di posta elettronica e riciclaggio internazionale di denaro.
In questo contesto, il numero telefonico non rappresenta l’obiettivo finale dell’attaccante, bensì uno strumento per assumere il controllo dell’identità digitale della vittima e aggirare i meccanismi di autenticazione utilizzati da servizi finanziari, piattaforme cloud e provider di posta elettronica.

Il caso polacco rappresenta uno degli esempi più recenti di un fenomeno che da anni viene monitorato dalle autorità europee e statunitensi.
Già nel 2021 l’European Union Agency for Cybersecurity (ENISA) aveva dedicato al fenomeno uno studio specifico, evidenziando come il SIM swapping costituisca una procedura perfettamente legittima quando richiesta dal titolare della linea telefonica, ad esempio in caso di smarrimento, danneggiamento della SIM o cambio di operatore.
Il problema nasce quando questa procedura viene abusata da soggetti terzi che riescono a ottenere fraudolentemente il trasferimento del numero verso una SIM in loro possesso.
Da quel momento il criminale può ricevere tutte le chiamate vocali e gli SMS destinati alla vittima, inclusi i codici di autenticazione utilizzati da numerosi servizi online.
ENISA sottolinea come questo tipo di compromissione possa consentire frodi bancarie, presa di controllo di account di posta elettronica e social network, nonché l’aggiramento dei sistemi di autenticazione a due fattori basati sugli SMS.

La trasformazione del numero telefonico in un vero e proprio elemento dell’identità digitale spiega perché il SIM Swapping sia oggi considerato molto più di una frode nei confronti degli operatori di telecomunicazioni.

L’obiettivo degli attaccanti non è il possesso della SIM in sé, bensì il controllo del canale attraverso cui transitano i meccanismi di verifica dell’identità adottati da banche, piattaforme di investimento, servizi cloud, social network e provider di posta elettronica. In altre parole, il numero telefonico viene utilizzato come punto di ingresso verso un ecosistema molto più ampio di servizi digitali.

Nel contesto europeo e britannico, la dinamica del fenomeno appare differente.
Nel Regno Unito, la banca dati nazionale delle frodi Cifas ha registrato un aumento del 1.055% dei casi di SIM swapping non autorizzato.
All’interno dello stesso dataset emerge che circa il 48% dei furti di account digitali (Account Takeover) coinvolge direttamente numerazioni mobili compromesse.
Particolarmente rilevante è anche l’impatto sulla fascia over 61, che ha subito un incremento del 90% anno su anno nei casi di frode.
L’Agenzia dell’Unione Europea per la Cybersecurity (ENISA), nei propri Threat Landscape, colloca il SIM swapping tra le tecniche più efficaci utilizzate per aggirare i meccanismi di Strong Customer Authentication previsti dalla direttiva PSD2, evidenziando come la progressiva migrazione dagli SMS OTP verso sistemi basati su app e autenticazione biometrica sia una risposta diretta alla fragilità del canale telefonico.

In Italia, il fenomeno si colloca in una dimensione numericamente più contenuta ma con un impatto proporzionalmente più elevato sul settore finanziario.
Il Rapporto Clusit, basato anche sui dati della Polizia Postale e delle Comunicazioni, stima che il SIM swapping rappresenti circa l’1% dei casi complessivi di furto di identità digitale.
Tuttavia, il dato quantitativo non riflette la reale pericolosità della tecnica: secondo le analisi condivise nei tavoli tecnici del CERTFin, oltre il 90% dei principali istituti bancari italiani ha dovuto introdurre controlli specifici e procedure congiunte con gli operatori di telecomunicazioni per mitigare il rischio di portabilità fraudolenta o sostituzione SIM non autorizzata, a causa dell’elevato impatto economico che un singolo attacco può generare, spesso con lo svuotamento completo dei conti correnti o l’esecuzione di bonifici fraudolenti in tempi estremamente rapidi.

Il SIM swapping è infatti considerato una minaccia ad impatto severo o critico perché non è un attacco indiscriminato, ma uno strumento utilizzato in contesti di attacco mirato.
Viene impiegato prevalentemente in scenari di tipo whaling, nei quali il bersaglio non è un utente generico ma un soggetto ad alto valore, come amministratori delegati, investitori in criptovalute, figure pubbliche o individui che detengono asset digitali significativi.
In questi casi il successo di un singolo attacco può generare perdite economiche estremamente elevate, anche nell’ordine di milioni di euro.

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