Voluntary Disclosure bis

Voluntary disclosure bis

La collaborazione volontaria è lo strumento che l’Amministrazione Finanziaria mette a disposizione dei contribuenti per regolarizzare la propria posizione fiscale.

Per la prima volta introdotta in Italia dall’art. 1 della legge 15 dicembre 2014, n. 186, nasce con l’intento di incentivare il rientro dei capitali detenuti dai cittadini italiani all’estero.

In particolare permette ai connazionali che hanno interessi, attività finanziarie e patrimoni all’estero, e che sono sconosciuti al Fisco, di regolarizzare la loro posizione, anche sotto il profilo penale.

La voluntary disclosure vede come beneficiari gli autori della violazione dell’obbligo dichiarativo previsto dall’art. 4 del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167[1]. Tale precetto prevede che le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate[2] , residenti in Italia che, nel periodo d’imposta, detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi (Quadro RW).

La forma di collaborazione volontaria in esame, come anticipato, ha già visto una prima edizione partita ufficialmente il 30 gennaio del 2015, che si è rivolta a tutti i contribuenti che detenevano attività e beni all’estero e hanno omesso di dichiararli al fisco, per sanare le relative violazioni dichiarative, ivi incluse quelle inerenti ai maggiori imponibili riferiti e non alle attività e ai beni anzidetti.

Il decreto fiscale per l’anno 2017, ovvero il decreto-legge 22 ottobre 2016 n. 193 (convertito dalla Legge 1 dicembre 2016 n. 225, oltre sopprimere Equitalia, ha previsto la riapertura dei termini della procedura di collaborazione volontaria[3].

La voluntary disclosure bis ha stabilito, tra l’altro, la non punibilità delle condotte di autoriciclaggio se commesse in relazione a determinati reati tributari (come la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti o mediante altri artifici, la dichiarazione infedele, l’omessa dichiarazione, l’omesso versamento di ritenute certificate e l’omesso versamento di IVA) e fino alla data del versamento della prima o unica rata di quanto dovuto in base all’istanza a titolo di imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni.

Inoltre il provvedimento ha trovato applicazione sia per l’emersione di attività estere, sia per le violazioni dichiarative a imposte erariali ed ha riguardato le violazioni commesse fino al 30 settembre 2016.

Il 17 aprile u.s., inoltre, la Guardia di Finanza, con Circolare ha affrontato la tematica in questione ponendo risalto all’art. 5 septies del D.L. 148/2017 affermando che trattasi di una nuova procedura di emersione che consente ai soggetti fiscalmente residenti in Italia o ai loro eredi in passato iscritti all’AIRE o che hanno prestato attività lavorativa in via continuativa in zona di frontiera o in paesi limitrofi, di regolarizzare le attività finanziarie estere pagando un imposta pari al 3% delle giacenze esistenti al 31.12.2016.

La procedura della voluntary può riguardare le attività finanziarie depositate e le somme detenute su conti correnti e libretti di risparmio all’estero costituite sia con redditi di lavoro dipendente o autonomo prodotti all’estero che di proventi della vendita di immobili situati fuori dal territorio nazionale. In

Per quanto afferisce

  • Tempistiche: c’è tempo fino al 31 luglio per regolarizzare l’istanza trasmessa;
  • Pagamenti: gli autori delle violazioni provvedono spontaneamente al versamento degli importi dovuti in un’unica soluzione entro il 30 settembre 2018 o in tre rate mensili di pari importo
  • Termini di accertamento: decorrono dal 1.1.2018 al 30.6.2020.

La procedura si perfeziona al pagamento delle somme.

Di Daniele Terranova e Nicola Tigri

 

[1] Convertito con legge il 4 agosto 1990, n. 227 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 151 del 30 giugno 1990;

[2] Ai sensi dell’articolo 5 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

[3] In particolare è stato introdotto l’art. 5octies nel decreto legge n. 167/1990 ad opera dell’art. 7 del menzionato decreto legge n. 193/2016;

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